Restauro Fortepiano Rausch

Fortepiano a coda N°523 – Franz Rausch, in Wien.

megaglia d’oro nel 1839

Franz Rausch: produttore viennese di pianoforti nacque nel 1792. nel 1818 studiò il suo strumento di prova e ottenne l’autorizzazione come lavorante. Nell’anno 1832 ebbe il suo alloggio in “Mariahilf n°139”, dove il 13 settembre di quell’anno sua sorella Teresa, nata nel 1826, morì a causa di un incendio. L’anno seguente abitò in “Neubau”, “Hauptstraße n° 266/1” e nel 1838 in “Wieden n°102”, anno in cui il 19 Luglio ottenne il diritto di cittadinanza attraverso il deposito di giuramento cittadino.

Stato di conservazione

Collocato in magazzino alla fine del secondo conflitto mondiale, è rimasto appoggiato sul lato corto, sui gradini di una scala interna che portava ad una soffitta, fino al giorno in cui mi è stato chiesto di valutare la possibilità di intraprendere un lavoro di restauro. L’impresa si è dimostrata subito molto complessa; molti erano i pezzi mancanti: le gambe, la lira, la ribalta anteriore del coperchio, il frontalino davanti alla tastiera, la ribaltina copri tastiera, il leggio e poi ancora le cerniere, i catenaccietti, molle, parte dei sistemi di chiusura del coperchio e purtroppo anche una parte molto importante dello strumento quale la barra degli smorzatori. Ciò che invece era rimasto aveva subito i danni conseguenti alla lunga permanenza in locali umidi.. la struttura portava anche segno di qualche infiltrazione d’acqua, che dal sottotetto finiva per qualche ragione sotto forma di schizzi contro le corde, macchiando in parte anche la tavola armonica.

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La tastiera

I danni provocati da questa infiltrazione sulla tastiera, che era conservata dentro lo strumento, erano abbastanza evidenti: espansione del legno della tastiera tale da renderla assolutamente inamovibile, in quella situazione, da suo vano, corrosione dei perni del telaio della tastiera per due terzi a partire dagli acuti, corrosione dei perni dei martelli, ossidazione delle forcole, indurimento e distacco delle pelli che costituiscono le teste dei martelli, polverizzazione dei panni, consumazione nei punti guida della tastiera, distacco dei blocchetti nei punti nei punti di bilancio dei tasti, distacco e smarrimento di gran parte ei tasti cromatici in pero ebanizzato (gli originali rimasti sono sette), distacco di gran parte delle placchette in avorio (per fortuna conservate, ne mancavano solo nove), ecc.

Le corde

Le corde erano del tutto irrecuperabili, la corrosione ha reso difficile anche la loro misurazione. Per gran parte delle corde l’unico punto in cui fosse conservato un diametro leggibile era nella spirale attorno al pirolo o nelle vicinanze dell’occhiello. Come si vedrà in seguito la misurazione dei diametri è stata comunque molto importante perché i numerosi incisi sul ponticello dal costruttore, e quasi certamente non sono stati utilizzati nemmeno per la prima incordatura dello strumento.

Il somiere

Anche sul somiere erano evidenti i danni provocati dagli schizzi d’acqua, gran parte delle caviglie erano molto arrugginite, e in alcuni casi la corrosione aveva intaccato il metallo in profondità, i capotasti erano in parte sollevati e le punte molto corrose.

La tavola armonica

L’azione dell’acqua e dell’umidità aveva completamente scollato la tavola armonica dalla sua posizione. La tensione delle corde, prima di rompersi a causa della corrosione, aveva causato il distacco del ponticello dalla tavola, e la separazione dello stesso in due parti fino a metà della sua lunghezza. La pressione poi delle corde sui ponticelli, sempre in combinazione con le sfavorevoli condizioni ambientali, aveva causato, nella parte sottostante della tavola, la separazione delle catene dalla stessa.

Il telaio

Costruito in rovere e in abete, con tecnica sapiente o ottimi materiali, protetto fra il muro e la tavola armonica, non ha risentito del clima ambientale, e si è conservato così abbastanza integro.Gli unici danni evidenti erano dovuti agli spostamenti, sempre assai difficoltosi se si considera il peso e l’ingombro dello strumento.

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Intervento di restauro ligneo sulla cassa

Nella cassa erano molte le parti che, a causa di urti accidentali o di spostamenti non sempre eseguiti adeguatamente, avevano subito danni; spigoli rotti, parti di lastronatura sollevate o staccate, numerosi i pezzi di lastronatura mancanti sulla fascia che contorna la parte bassa della cassa.

Le infiltrazioni di acqua piovana avevano causato il distacco della lastronuatura all’interno della fascia corta, creando problemi di funzionamento alle leve che azionate dai pedali comandano il movimento dei registri. Del coperchio rimasto ne mancava una parte consistente vicino alla cerniera, forse in seguito ad una drastica e definitiva separazione dalla parte mancante. Come spesso accade questi danni ci consentono però di scoprire le modalità costruttive seguite nell’assemblaggio dei pezzi, così si rilevano molto utili nella successiva fase di ricostruzione. Il restauro della cassa non ha presentato particolari difficoltà, fissaggio e ricostruzione di piccoli pezzetti di lastronatura sono stati eseguiti avendo cura di rispettale l’andamenti della venatura delle zone circostanti, tentando di ricostruire la tessitura preesistente.

Più diffide è stato il lavoro di ricostruzione dei pezzi strutturali mancanti che ha richiesto un lungo e accurato studio sulle tracce, sui segni, e sulle piccole ombre lasciate da questi pezzi durante la loro prolungata permanenza sullo strumento. In questo modo per esempio è stato possibile risalire alla forma esatta del profilo che avevano il traverso sotto la ribalta del coperchio, il frontalino davanti al somiere e la ribaltina copri tastiera.

Ricostruzione delle parti strutturali mancanti

Pezzi ricostruiti seguendo le tracce lasciate dagli originali sullo strumento:

Ribalta del coperchio:

La spaccatura esistente nella parte di coperchio conservata ci ha permesso di ricostruire la parte mancante seguendo la stessa tecnica. Oltre al rilievo esatto degli spessori, all’ analisi dei tipi di legno usati e allo studio dei diversi andamenti delle fibre , è stato interessante scoprire il modo con cui rinforzavano il legno di testa. La struttura portante, in abete, veniva smussata nelle testate con un’inclinazione molto pronunciata, circa 30°, su questo piano inclinato applicavano poi un pezzo di legno duro, rovere, con fibra trasversale rispetto all’abete. Con questa tecnica, data la vasta superficie do incollaggio, ottenuto, ottenevano in modo semplice e veloce, e con assoluta garanzia di tenuta, un duplice risultato : impedivano la formazione di pericolose fessurazioni che si potevano verificare per effetto del ritiro del legno, aiutando nello stesso tempo l’asse a non imbarcarsi, e potevano contare nella successiva operazione di lastronatura dei bordi su un’ottima superficie di incollaggio, avendo eliminato la presenza di parti di legno “in testa”. Nella ricostruzione della ribalta ci si è attenuti esattamente a questa tecnica. Quindi struttura portante in abete, rinforzato lateralmente in rovere incollato trasversalmente, bordatura laterale in lastrina di noce di 2 mm di spessore. Sulla parte superiore è stata ricreata la fascia perimetrale con noce della tonalità più scura seguendo così la stessa fascia già esistente sul coperchio originale.

Traverso sotto la ribalta del coperchio

Struttura portante in abete impiallacciato in noce con lastronatura sagomata a vapore e incollata sulla modanatura ricavata in precedenza sullo stesso traverso. Tutte le parti a vista sono bordate con lastrina in noce.

Frontale copri somiere

Ricavato da un asse di abete con taglio radicale e lastronato in noce con lastrina a vapore con il bordo superiore ricavato sagomando un massello di noce.

Ribaltina copri tastiera

Struttura realizzata in abete e frassino, bordata in noce massello e lastronata dentro e fuori con lastrina di noce di spessore 2mm. L’impiallacciatura esterna è stata prepiegata a vapore poi incollata sulla superficie sagomate. Per la forma del profilo è stata decisiva la traccia lasciata sulla fiancata dalla precedente ribaltina.

Pezzi ricostruiti prendendo come modello un pianoforte viennese della stessa epoca (1845) e dello stesso stile a firma di “Joh Heitzamann, in Wien”.

Leggio

Copia del leggio del suddetto pianoforte con struttura in abete lastronato in noce con bordatura laterale cu tutte le superfici; scorrevole su guide originali conservate sullo strumento.

Gambe

Copia priva di intaglio delle gambe del pianoforte Heitzmann. Costruito in massello di abete reso esagonale in seguito e rastremato nella estremità inferiore. La lastronatura con cui è stato ricoperto il massello è di noce. Le rimanenti parti tornite ed ebanizzate sono state realizzate in legno di platano. I blocchi do fissaggio delle gambe sul fondo dello strumento sono originali e originali sono anche i piccoli fregi intagliati ed ebanizzati che si trovano sotto le fasce laterali. Ovviamente la filettatura delle madreviti è stata ricostruita secondo il passo della nuova vite in legno utilizzata per le gambe.

Le ruotine sono state acquistate presso la ditta Ugolini di Firenze e sono provenienti da vecchie gambe di pianoforte viennese.

Lira

Ricostruita secondo il modello del pianoforte preso a campione: struttura interna in abete lastronata esternamente in noce. I due pedali comandano uno lo spostamento laterale della tastiera, l’altro il sollevamento simultaneo di tutti gli smorzatori. Il rinforzo in ferro battuto e la pedaliera sono stai ricostruiti seguendo fedelmente gli organi dell’Heitzmann.

Lucidatura e finitura della cassa

Concluso l’intervento di restauro e ricostruzione della cassa tutte le parti ricostruite sono state ricondotte alle tonalità originale utilizzando mordenti naturali all’acqua. La lucidatura è stata realizzata a gommalacca distesa a tampone secondo la tecnica tradizionale.

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Intervento di restauro fonico

La tastiera

Come è già stato detto le infiltrazioni d’acqua hanno creato il danno maggiore proprio alla tastiera. È facile immaginare il danno che può creare l’acqua quando viene a contatto con materiali come la colla di origine organica, la pelle,l’ottone, il ferro, l’avorio, la lana e il legno. Dove il ferro e l’ottone erano a contatto si era innescato un fenomeno di corrosione particolarmente importante. Le pelli che si sono bagnate una volta riasciugate si sono prima irrigidite poi spaccate. Le colle ripetutamente bagnate avevano perduto in tenacità e coesione. Le placchette di avorio della tastiera si erano sollevate e in gran parte distaccate 8fortunatamente molte erano rimaste all’interno dello strumento). I blocchetti in legno ebanizzato dei tasti cromatici che si sono distaccati sono andati purtroppo smarriti ( se ne sono salvati solo sette nei bassi). I blocchetti di legno che in corrispondenza del punto di leva del tasto servivano da guida impedendo fastidiose oscillazioni laterali si erano in gran parte staccati. I perno sia quelli a metà tasto che quelli posti sotto la paletta (parte del tasto che viene azionato dalle dita), si erano ingrossati per effetto della ruggine rovinando in modo irreparabile anche gran parte delle pelli che in questi punti hanno lo scopo di rendere morbido e silenzioso il tocco. Questo ingrossamento dei perni era la causa principale del blocco totale della maggior parte dei tasti . il problema dovuto all’infiltrazione si estendeva poi anche alla cartelliera con esiti analoghi: irrigidimento delle pelli nei punti nevralgici della meccanica, difficoltà dello scappamento ad entrare in azione, rotazione dei martelli anche per la prolungata permanenza della tastiera in posizione verticale, blocco dei perni sulle forcole, infeltrimento polverizzazione dei panni di lana. Il primo intervento, reso difficile dalle condizioni generali della tastiera, è stato quello di liberare i tasti del telaio e catalogare i pezzi che via via si staccavano. Nella fase successiva tutti i martelletti sono stati smontati e catalogati assieme a tutti i pezzi sparsi della martellerai trovati dentro allo strumento ( è molto strano ma dell’unico tasto mancante, il Sol#4, sia rimasto il martelletto).

Tavola armonica

Le condizioni generali della tavola armonica erano tali da richiederne lo smontaggio. Questa è una operazione assai delicata negli strumenti a tastiera poiché la sua posizione “dà” la lunghezza delle corde, e quindi condiziona il suono. Pur essendo abbastanza obbligata in questo strumento la posizione delle tavola armonica, ugualmente sono state prese alcune misure in modo da garantirne in seguito il collocamento nella sua posizione corretta lo smontaggio non è stato molto complesso, la colla era quasi completamente polverizzata. L’analisi della tavola, dopo lo smontaggio, ha confermato che la funzione di risonanza era completamente compromessa, le catene incollate nella parte sottostante ad essa erano in gran parte staccate e incurvate sotto al peso della tensione provocata dalle corde. Era necessario “ricaricare” la tavola, restituirgli cioè l’elasticità sufficiente a resistere alla pressione delle corde conservando allo stesso tempo la caratteristica forma leggermente convessa: tipica delle tavole efficienti. Le catene snervate sono state sottoposte ad una piegatura a caldo per ridare loro il giusto grado di convessità. L’incollaggio di tutte le catene così “ricaricate” è stato effettuato in ambiente con umidità ridotta al 48%/50%. Vincolando in queste condizioni di umidità la parte inferiore della tavola, attraverso l’incollaggio delle catene, si è ottenuto che, al crescere dell’umidità ambientale la struttura assumesse una spontanea, leggera, incurvatura nel senso desiderato. Questo effetto, unito alla leggera incurvatura delle catene , è stato sufficiente a conferire alla tavola la giusta resistenza. È ora del tutto evidente l’importanza che assume, per questi strumenti, l’umidità ambientale al fine di conservare una buona accordatura.

I ponticelli

In quel periodo i costruttori di pianoforti realizzavano i ponticelli incollando assieme due o più assicelle di legno (in genere acero). Queste assicelle venivano piegate e incollate una sull’altra con l’ausilio di una forma che ne garantiva la curvatura desiderata. Nel nostro caso le infiltrazioni di acqua avevano causato la separazione in due del ponticello più lungo a partire dagli acuti per circa metà della sua lunghezza. La tensione esercitata dalle corde in condizioni anomale, come quelle in cui si trovava lo strumento, è stata la causa scatenante del degrado, inoltre le viti, poste sotto la tavola a garanzia del fissaggio di questo ponticello, ossidandosi hanno fatto da cuneo facilitando così la separazione in due del ponticello. Il danno che ne risultava era gravissimo, non solo per la oggettiva difficoltà di intervento, ma soprattutto perché la posizione del ponticello come già accaduto in precedenza, determinata la lunghezza delle corde, e quindi l’intonazione di tutto lo strumento. Purtroppo l’unica strada percorribile era quella di procedere nello smontaggio completo del ponticello, per fare questo è stato necessario eseguire un rilievo accurato delle sua curvatura prendendo come riferimento i punti in cui il ponticello era ancora in qualche modo fissato alla tavola, e dove oramai il ponticello aveva abbandonato la sua posizione ci si è basati sui segni lasciati dall’incollaggio precedente, confrontati con le lunghezze teoriche che le corde avrebbero dovuto avere in quel punto. Con questi dati è stata riprodotta una sagoma che è servita per ridare al ponticello una forma vicina a quella originale. Le restanti piccole correzioni sono state effettuate, grazie ai margini di elasticità ancora presenti nella struttura, in fase di incollaggio sulla tavola armonica.

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Incollaggio della tavola armonica

Terminate le operazioni di incollaggio di catene e ponticello, la tavola era pronta per essere, rincollata. Dopo diverse prove a secco, per verificare l’esattezza della posizione e la tecnica per le successive fai di bloccaggio, sono state riscaldate le zone interessate, è stata stesa la colla, messa la tavola, bloccata e lasciata riposare fino alla completa essiccazione ella colla ( per l’incollaggio della tavola e di tutte le altre operazioni effettuate sul pianoforte è stata utilizzata colla a caldo di origine animale).

Martelletti

Dopo aver tolto tutti i tasti dal telaio sono stati smontati anche i martelletti. Molti erano spezzati e diversi erano andati perduti (una decina). Questi sono stati ricostruiti completamente a partire dalla noce in legno (cedro), sulla quale sono stati applicati i diversi strati di pelle (camoscio e daino). Molte delle vecchie pelli di daino che ricoprivano l’esterno dei martelletti rimasti, a contatto con l’acqua si erano indurite, quindi sono state sostituite. Stessa sorte è toccata ai blocchetti di pelle di cervo incollati sulle code delle aste dei martelletti. Tutte le aste rotte dagli urti subiti durante gli spostamenti sono state incollate,quelle invece danneggiate dall’attacco dei tarli al punto da risultare irrecuperabili, sono state ricostruite utilizzando lo stesso tipo di legno usato dal costruttore, il pero. Infine, dopo aver pulito tutta la parte lignea con una gomma da cancellare bianca, si è proceduto alla pulitura di tutti i perni in ferro che a contatto con le forcole ne consentono il movimento.

Tasti

Il primo lavoro sui tasti (diatonici) è stato quello di individuare la posizione esatta di ogni placchetta in avorio ritrovata all’interno dello strumento (quelle mancanti cono state recuperate da una vecchia tastiera). Nei tasti cromatici sono stati ricostruiti i blocchetti in pero ed ebano che costituiscono la parte a vista della tastiera. Un unico tasto, non rintracciato nel lavoro di riordino, è stato ricostruito (Sol#4). Nei punti di bilanciamento dei tasti, i blocchetti che ne impedivano i movimenti laterali sono stati rifissati nelle loro posizioni, quelli mancanti sono stati ricostruiti. Molte linguette in pelle di camoscio che foderavano il foro, attutendo il rumore dovuto allo sfregamento del perno in quel punto, sono state sostituite. Un altro punto importante che garantisce un movimento del tasto è situato sotto le palette, parte della testiera sulla quale viene esercitata la pressione con le dita da parte di chi suona. Anche in questa posizione le pelli, che hanno la stessa funzione già descritta sopra, sono state sostituite.

Telaio della tastiera

Tutti i perni fissati sul telaio sono stati spazzolati, anche in profondità, per asportare il grosso strato di ruggine che si era formato sulla loro superficie. Fortunatamente non si è reso necessaria alcuna sostituzione. Per i panni di lana invece, in parte polverizzati da un massiccio attacco di insetti e in parte rovinati dal processo di infeltrimento, non si poteva far altro che sostituirli. È stato così ricostruito con panno di kashmir il cuscinetto su cui appoggia in posizione di riposo la parte di tasto sotto il martelletto, il cuscinetto che attutisce la percussione e poi blocca la corsa del tasto verso l’alto subito dopo che il martelletto si è liberato dall’aggancio dello scappamento, il cuscinetto che attutisce il ritorno degli scappamenti in posizione di riposo, il doppio panno di lana incollatosi ogni scappamento che in fase di ritorno entra a contatto con il cuscinetto sopra menzionato, il panno che posto dietro gli scappamenti ha la funzione di assorbire e bloccare lo spostamento all’indietro dello scappamento nella fase in cui il martelletto viene liberato dall’aggancio dandogli la possibilità di andare a percuotere le corde libere da qualsiasi vincolo. Per fissare i panni la tecnica adottata è stata la medesima del costruttore: i diversi strati di lana che formano il cuscinetto sono stati cuciti a mano e con punto molto largo, grazie alla nonna Pasquina, su una striscia di carta poi è stata incollata sul legno.

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Le corde

Lo smontaggio completo delle corde, o di quel che rimaneva, è stato indispensabile per poter realizzare il restauro della tavola armonica. Durante lo smontaggio, di ogni corda è stata rilevato il diametro andando ad individuare sulla corda la posizione in cui la misura risultasse sufficientemente affidabile. In genere il costruttore lasciava delle indicazioni scritte a matita sotto forma di numeri o frazioni di numeri, o sul ponticello o sul capotasto o sul somiere ( in questo caso sono state ritrovate sul ponticello ). Questi numeri indicavano normalmente gli spessori delle corde che venivano fornite dalle fabbriche e che il costruttore seguendo un calcolo teorico trasferiva su tutti gli strumenti in quel mio modello, in corrispondenza del cambio di diametro. Spesso però nella pratica succedeva che era necessario spostare il cambio di diametro fra un settore e l’altro della cordiera per evitare la rottura della corda che in quel punto, secondo il calcolo teorico, avrebbe dovuto resistere. Anche in questo caso i cambi di diametro misurati non corrispondevano alle indicazione lette sul ponticello. È stato interessante constatare come dopo diversi calcoli sul punto di rottura delle corde riferiti questa volta allo strumento concreto, le conclusioni a cui si è arrivati hanno trovato una corrispondenza non già con i diametri indicati sul ponticello, ma su quelli effettivamente ritrovati sullo strumento al memento dello smontaggio delle vecchie corde. Comunque per eventuali ulteriori indagini sull’argomento le corde originali sono state riconsegnate ai proprietari dello strumento.

Caviglie

Per le caviglie è stato necessario un grosso lavoro di pulizia. L’eliminazione di tutte le tracce di ruggine presenti è stato ottenuto attraverso un lavoro di spazzolatura molto accurato. Per conservare poi per ogni caviglia la possibilità di rioccupare lo stesso foro, è stata creata una mascherina che riproduceva la serie di fori così come la si vede sul somiere. In questo modo ogni caviglia tolta e ripulita veniva sistemata sulla mascherina in modo da conservare la sua posizione rispetto alle altre. Sulla mascherina sono stato annotati anche il numero di avvolgimenti che la corda aveva attorno a ognuna delle caviglie. Anche in questo caso i cambi avvenivano per settori che corrispondevano più o meno ai cambi di diametro delle corde, ciò consentiva di mantenere costante l’inclinazione dell’ultima parte del capotasto.

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Sbarre di rinforzo e supporto delle punte di attacco delle corde

Lo smontaggio delle sbarre in ferro hanno portato alla luce un danno consistente e non valutabile prima il cui restauro è assai lungo e complesso. Le punte d’attacco delle corde corrispondenti alle corde avvolte, trascinate avanti forse dalla tensione eccessiva, avevano spaccato il supporto di legno, sotto la piastra di ferro, nel quale erano infisse. È stato così necessario smontare la piastra di ferro. Per fare questo sono state tolte tutte le punte e collocate in una apposita mascherina, questo ha permesso nella successiva fase di montaggio di ricollocare ogni punta nella sua posizione originale. Liberata la zona anche dal precedente blocco di legno, chiaramente non recuperabile, è stato inserito un nuovo pezzo di legno (pero) in grado di sopportare la tensione delle corde.

Bisogna dire per chiarezza che questo rimarrà un punto debole le cui cause vanno ricercate nella progettazione dello strumento che in quegli anni era in continua evoluzione. Il continuo rincorrersi di brevetti che cercavano di garanti re sempre maggior robustezza alla cassa allo scopo di montare corde sempre di maggior diametro, poneva in quegli anni il pianoforte al centro di una ricerca spasmodica. Fu un momento critico, di passaggio, in cui erano impegnati centri di ricerca, costruttori e industrie. L’obbiettivo di dare finalmente al pianoforte la sua forma “definitiva” lo raggiungono per primi gli Steinway, costruttori tedeschi immigrati negli Stati Uniti attorno alla metà dl ‘800, brevettando il “cast iron frame”, struttura metallica che posta sopra alla tavola armonica sopportava tutta la tensione delle corde. Il brevetto è del 1885.

Montaggio delle corde

Le corde sono state acquistate presso la ditta inglese Malcom Rose e quelle fornite sono del tipo “C”. questa ditta fabbrica corde cosiddette “storiche”, che rispettano cioè nella loro composizione la percentuale d carbonio rilevata in quelle antiche, di conseguenza viene rispettata anche la tensione totale a cui la struttura è sottoposta. Le corde avvolte sono state fornite dalla ditta F.T.P. di Vicenza su campione.

Gli smorzatori

La barra degli smorzatori è stata presa da uno strumento simile e non restaurabile della ditta Mingazzini di Castel Bolognese. Sono state fatte alcune modifiche al sistema di fissaggio, all’inclinazione degli smorzi, agli spazi per le sbarre di rinforzo del telaio, alla posizione del perno che serve per il sollevamento dello smorzatore. In più anche tutti i feltri sono stati sostituiti.

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Conclusioni

Il restauro ha restituito all’uso uno strumento antico la cui voce rispecchia un “ideale sonoro” forse lontano perché lontani siamo da quel tipo di “civiltà musicale”, ma estremamente importante se vogliamo avvicinarci alla sonorità alla quale si ispiravano i Maestri di metà ‘800. “Restituire la voce” agli strumenti antichi, ascoltarli e lasciarci suggestionare da una sonorità destinata a circoli e salotti, deve essere per noi come entrare nella bottega di un pittore per assistere alle sue pennellate sulla tela. Se poi pensiamo che gran parte delle musica scritta per pianoforte fino a metà ‘800 la ascoltiamo generalmente riprodotta su strumenti che non hanno nulla a che fare con le sonorità degli strumenti che avevano a disposizione Mozart, Haydn, Beethoven, Schubert, Chopin…questi recuperi li sentiremo ancora più importanti.

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