Restauro Bologna Baldacchino Processionale

Il Restauro a Bologna – Restauro d’ Arte di un Baldacchino Processionale

Un Patrimonio da Conservare

di Graziano Bandini

Il grande lavoro di catalogazione dei beni mobili ebbe la sua origine nelle stipulazione dei patti concordati fra Stato e Chiesa. Tale avvenimento ripropose il problema della sicurezza, conservazione e salvaguardia del patrimonio artistico nazionale.

A partire così dal 1927, i funzionari della Sovrintendenza cominciarono a visitare chiese, oratori e conventi. Nella parrocchia di Sasso Morelli il primo sopraluogo avvenne nel 1932 per opera di Renzo Buscaroli che compilò le prime schede di oggetti riguardanti il culto. Oltre all’immagine della Madonna, catalogò candelieri, statue, carte gloria, ecc.

Questa prima fase si concluse nel 1935. La parentesi bellica e la conseguente ricostruzione comportarono una lunga pausa. Solo sul finire degli anni ’60, spinti dal nascente problema dell’urbanizzazione e conseguente abbandono di vaste zone periferiche, si riprese l’importante lavoro di catalogazione. In quegli anni il patrimonio di molte parrocchie, spesso protagoniste di importanti eventi storici, politici e culturali, rischiava di essere cancellato. La modernizzazione stava avviando il paese verso grosse trasformazioni, che avrebbero lasciato ben presto segni profondi nel suo tessuto sociale, e nella cultura contadina. La coscienza dell’importanza storica del proprio patrimonio non si era ancora compiuta che un altro importante avvenimento scuoteva le comunità:il Concilio Vaticano II. La grande riforma della liturgia condizionò molti sacerdoti e fedeli.

Alcuni oggetti comunemente in uso nella chiesa tridentina furono abbandonati, altri sulla spinta della modernità, semplicemente sostituiti; per entrambi un unico destino:la soffitta.
Ben presto sul mercato antiquario cominciarono ad apparire candelieri, inginocchiatoi, confessionali, organi e tabernacoli, spesso riconvertiti a svariati usi.

In questo contesto si collocò la seconda parte del lavoro di catalogazione, nella nostra provincia, che terminò nel 1972 (anche in questa seconda fase ne è conservata la documentazione negli Archivi della Parrocchia di Sasso Morelli).
Iniziò l’epoca del lungo dibattito, in molti casi ancora attuale, sulla tutela, conservazione e restauro anche delle così dette “arte minori”.

In quale misura un oggetto frutto di un’esperienza artistica finalizzata a scopo devozionale può essere diviso tra arredo di culto, spesso superato dalla liturgia, e opera d’arte, quindi a pieno diritto bisognoso di tutela? È possibile apprezzare questi oggetti separati dal loro “uso” come semplici opere d’arte, testimoni di una cultura e di un sapere che affonda le sue radici nella storia delle comunità? È tempo forse di riconsiderare l’importanza di tanti oggetti cosiddetti “minori” con lo scopo di avviare una riflessione su culture e saperi in via di estinzione.

Alcuni cenni storico-artistici sul baldacchino

di Graziano Bandini

Il prezioso baldacchino viene utilizzato con funzioni di culto in occasione della festa della Madonna della Divina Provvidenza, Patrona del paese e della solennità del Corpus Domini. Il Santissimo o l’immagine della Madonna da esso protetti vengono trasportati per le vie del paese durante la funzione religiosa pomeridiana. Agli angoli quattro lampioni in ferro battuto e dorato ne delimitano il perimetro. Sopra un telaio portante in abete a pianta rettangolare, costruito un tempo con un pezzo unico, vengono applicate le quattro trabeazioni (le due più corte dedicate al Cristo, le altre due alla Madonna). Gli angoli, raccordati e impreziositi con ulteriori decorazioni imprimono all’arredo la voluta solennità. Appendendo poi alle trabeazioni i magnifici drappi finemente ricamati, con motivo floreale e dal fondo rigorosamente bianco, colore prediletto per le solennità liturgiche, il baldacchino può essere finalmente innalzato sulle lunghe aste (2665mm) e utilizzato per la processione.

Le mansioni di “portatori”, da sempre riservate agli uomini , vengono attualmente svolte da dodici persone ( due per la Madonna, sei per il baldacchino e quattro per i lampioni), organizzate in una piccola confraternita.
L’armonia stilistica dell’insieme e la sua sapiente realizzazione fanno di questo arredo uno dei tanti pezzi di grande valore storico, artistico e culturale, che rischiano di essere lentamente dimenticati.
Particolare attenzione meritano a mio avviso le decorazioni angolari. L’impegno profuso proprio in queste parti, in fondo marginali rispetto ai frontespizi dove sono già ben evidenziati i dedicatari del baldacchino (Cristo e la Madonna) testimonia come sia stato realizzato con abbondanza di mezzi, per essere all’altezza del ruolo a cui era destinato.

Non a caso il baldacchino, giudicato fra i più belli della Diocesi, fu utilizzato in occasione della visita di Papa Pio IX a Imola. In queste decorazioni è singolare come i putti non aderiscano alle svolazzanti immagini cui ci ha abituato l’iconografia dell’ottocento, ma richiamino piuttosto, a tratti con esagerato realismo (vedi le loro pettinature), le ben altrettanto note immagini fantastiche tipiche dell’era napoleonica. In quell’ epoca infatti tutto l’arredo italiano, sulla scorta di quello francese diviene ”romano” e “imperiale”: aquile, sfingi, chimere, leoni e fenici si posano ovunque. Il volto fermo, leggermente urlante e l’improvviso movimento dato dall’elemento decorativo a foglia immediatamente aggettante sotto il viso, crea subito una forte tensione plastica.

L’idea raccolta ed equilibrata prontamente dalle ali solleva la figura lasciandola sospesa a mezz’aria in atteggiamento di potenza e leggerezza assieme. Il movimento, ripreso sviluppato e ampliato dalla restante parte della decorazione, arriva al punto di massima tensione nelle volute contrapposte e sospese sopra le teste dei putti, e si esaurisce poi lateralmente in una cascata di spighe di grano, uva e foglie d’acanto.

Il Restauro

di Graziano Bandini

Il prezioso baldacchino, opera di pregevole fatture del XIX secolo, è stato considerato per lungo tempo più oggetto di culto che opera d’arte. Il degrado in cui si trovava cominciava ad assumere aspetti preoccupanti. Le decorazioni, realizzate in parte ad intaglio, e in parte a pastiglia , apparivano gravemente danneggiate, anche a causa delle pessime modalità di conservazione.

Numerosi pezzi mancanti: un ala di un putto, un rosone di una cimasa, molti raggi dorati che circondavano gli stemmi nelle cimase, quattro foglie sotto i rosoni, parte consistente di una voluta posta sotto il viso di un putto, spighe di grano, varie reste e numerose foglie in ferro battuto, che raccolte in graziosi mazzetti e posti ai lati dei putti, erano di ornamento nelle belle decorazioni d’angolo ( vedi galleria. di immagini ).

Fin dalla sua progettazione, l’intervento si è rivelato molto complesso. Precedenti restauri e affrettate manutenzioni avevano reso particolarmente difficile la comprensione dell’opera nel suo stato originale. Si è resa quindi opportuna una ricerca su questi arredi adibiti al culto molto diffusi nelle chiese del territorio. A questo proposito è stato molto utile il sopraluogo fatto alla chiesa di Castel Guelfo, dove, grazie all’esistenza di un baldacchino simile, è stato possibile chiarire alcuni interrogativi riguardanti specialmente il telaio, struttura portante sulla quale viene allestito l’intero arredo.

A differenza del telaio di Morelli, che troviamo diviso in due parti, e in cui sono chiari i segni della sua ricostruzione, il telaio del baldacchino di Castel Guelfo è tutt’ora originale ed è costituito di un pezzo unico. Avendo poi quel telaio conservato le sue ferramenta originali, è stato possibile, confrontandole con quelle di Sasso, stabilire che il nostro baldacchino era predisposto per essere trasportato con otto bastoni, risolvendo così un interrogativo che da tempo si poneva sulla funzione dei due bastoni conservati inutilizzati in magazzino. È possibile che la divisione in due parti del telaio risalga all’unico intervento di restauro documentato in Archivio dove si legge:

6 Giugno 1938 Restauro Baldacchino: Fabbro, stoffa e cotoni……………….£264.60
26 Giugno 1938 Restauro Baldacchino: Pulitura, ritocco a ritocco a oro…….£310.00

L’allora curato Don Marino Mariani probabilmente ne decise la divisione per rendere più semplice il collocamento del telaio nei locali adibiti alla conservazione. In quella occasione i bastoni, e quindi anche i portatori, furono ridotti da otto a sei.
Solo dopo questo indispensabile lavoro di ricerca, che condotto in parallelo alla consultazione degli archivi parrocchiali ha fornito informazioni utili anche a riguardo di “Lanternoni” e “Fonde”, è stato possibile iniziare i lavori di restauro. A conclusione dell’indagine, è stato deciso così di ricostruire il telaio, anima di tutto l’arredo, in un unico pezzo. Questo anche per evitare che pericolose sollecitazioni, dovute alla divisione in due del telaio, si scaricassero sulle decorazioni. Nella ricostruzione abbiamo valutato opportuno ripristinare la possibilità di utilizzare otto portatori, conservando però anche la possibilità del trasporto a sei. È poi stato necessario consolidare tutta la struttura decorativa. Le teste, le ali, le spighe e i rosoni che erano cadenti sono stati rifissati. Per diversi incollaggi mal eseguiti, si è reso necessario ricorrere a delicate operazioni di smontaggio che consentissero la rimozione delle vecchie colle.

Tutti i pezzi mancanti sono stati ricostruiti rispettando scrupolosamente le tecniche antiche. In seguito, una lunga e difficile operazione di pulitura ha liberato le superfici da estesi ritocchi con “porporina”.

In tutte le parti decorate più esposte, sotto la porporina, l’oro era completamente consumato; e anche nella parte alta dei bastoni, sotto una spessa mano di vernice ocra, la doratura era quasi completamente sparita. È iniziata così la fase di ripristino della doratura, rispettando anche in questo caso l’originale tecnica a “guazzo” con oro zecchino a carati 23 e ¾ (carato=u.m. delle leghe aurifere indicanti il numero delle parti di oro fino contenuto in ventiquattro parti di lega). Si è quindi passati alla brunitura dell’oro nuovo con pietre d’agata sagomate, poi alla velatura, operazione necessaria per armonizzare l’oro nuovo utilizzato in fase di restauro con quello originale presente sull’opera, infine alla verniciatura, che oltre a garantire una buona protezione, dona a tutte decorazione calde tonalità ambrate.

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