Restauro Bologna Antica Farmacia Mongardi

Il Restauro a Bologna – Restauro d’ Arte degli Arredi dell’Antica Farmacia Mongardi

di Graziano Bandini
foto di Gabriele Angelini

Quando la famiglia Mongardi mi ha chiesto di pensare ad un possibile restauro degli arredi dell’Antica Farmacia di Sasso Morelli, ho provato una forte emozione.
Il ricordo che ho di quell’ ambiente magico e misterioso è legato anche ai sapore agli odori, talvolta pungenti, che salivano dai mobili e di disperdevano nell’ambiente.
I rumori di vetrine e chiavistelli accompagnavano la mia fantasia ogni volta che varcavo quella porta, annunciato dal suono di una campanella…

Composizione architettonica dell’arredo

L’importanza dell’arredo, anche ad un’indagine molto superficiale, lasciava trasparire che molte e forse gravi trasformazioni gli erano state inflitte. Considerato più mobile d’uso che oggetto d’arte, era stato ripetutamente modificato con operazioni spesso grossolane e a volte incongruenti con l’armonia dell’insieme. Questo ci ha aiutato a stabilire le epoche delle diverse modifiche e a volte ci ha permesso di intuire alcune delle originali intenzioni del progettista. Le prime sorprese non tardano a manifestarsi. Alla fine dello scorso luglio, a tre settimane dall’inizio dei lavori, un dubbio comincia ad insinuarsi: e se la farmacia non fosse stata in origine pensata come un unico insieme, ma piuttosto come tre corpi ben distinti fra loro?

Lavoriamo non senza esitazioni a questa ipotesi.
Alcuni dati ci spingono a continuare in questa direzione:
-Le mensole sopra le porte laterali, in corrispondenza della pedana, sono realizzate con tecniche di lavorazione diverse a quelle a cui risale l’intera farmacia. Le chiodature collocano l’interno nei primi anni del ‘900. tracce di decorazioni ritrovate sul muro fanno pensare che il mobile dovesse interrompersi in quel punto per lasciare posto alle decorazioni murarie.
-Dei tre elementi che costituiscono il corpo centrale della farmacia, i due laterali sono stati evidentemente allargati fino ad arrivare al muro. I ripiani infatti sono stati aumentati da 4 a 5, gli originali allungati, per fortuna senza sostituirli, e suddivisi secondo i nuovi bisogni (le tacche ritrovate nelle fiancate non lasciano dubbi sulla loro collocazione originale). Questa trasformazione ha provocato lo spostamento delle due lesene più esterne in posizione d’angolo.

Alterato così l’equilibrio delle sue dimensioni, il mobilio appariva appesantito e schiacciato al pavimento.

Osservando ancora la facciata da una posizione centrale, ci rendiamo conto di un’ulteriore disarmonia: mentre le due alzate poggiano in apparenza sui banconi e non necessitano alla loro base di lesene, la parte sottostante l’arco, data l’interruzione dei banconi in quel punto, è ben visibile ed appare troppo spoglia per assolvere la sua funzione. Tracce di colla lasciate dalle cornici originali che erano poste sotto il piano, confermano la presenza delle lesene e ci consentono di risalire con esattezza alla loro posizione.

Confermata l’ipotesi di una manomissione così radicale, si siamo posti un primo grosso dilemma:era opportuno, pur avendo una serie di dati certi, riportare il mobile alla sua forma originale cancellando così una parte della sua storia recente? Nella travagliata decisione ci ha aiutato la grossolanità di quel restauro. Così non si poteva lasciare, la stabilità di quella parte della farmacia era in farmacia. Consolidare quell’ intervento voleva dire cancellare per sempre le tracce di quello che era stato in origine. La strada era quasi obbligatoria: tornare indietro, togliere ciò che soffocava l’armonia dell’insieme. Ripristinando nei suoi volumi e separato dalla restante parte dell’arredo, il corpo centrale sarebbe riapparso nuovamente nel suo perfetto equilibrio.

La pulitura delle superfici

Altro grave dilemma è stato il tono cromatico dell’intera farmacia. La vernice rossa con la quale era ricoperta, databile come tutto l’intervento ai primi del ‘900, non era da considerarsi originale. Sgocciolature di vernice verde ritrovate sotto lo strato di vernice rossa e risalenti a varie ridipinture degli interni ne costituiscono la conferma. Inoltre tutte le parti rifatte in abete presentavano lo stesso colore rosso.

Era legittimo pensare alla sua rimozione? Nella convinzione che ciò potesse aiutare ad una migliore fruizione del valore storico ed artistico dell’arredo, si è scelto di pulire le superfici e riportare alla luce la tonalità calda del legno con le sue infinite possibilità cromatiche.

La pulitura dei piani d’appoggio, collocati sotto l’allineamento dei cassetti, lasciava gradualmente riaffiorare in superficie le impronte scure dei vari oggetti, nel lungo periodo di tempo in cui l’arredo non era ricoperto esternamente di alcuna vernice a pigmento. Altra conferma in tal senso ci è venuta dal ritrovamento, sotto la vernice rossa, sul fronte dei due cassetti, dei nomi delle erbe officinali in esse contenute.

Proseguendo nel lavoro di pulitura, ecco che il mobile sembra lentamente rianimarsi, affrancandosi così un’epoca che l’ha voluto senza difetti, macchie o bruciature, ricoperto da un’anonima vernice rossa ed espropriato del suo “tempo”.

Storia comune purtroppo a tante altre, dove il passaggio del secolo ha posto ombre e veli su arredi ed oggetti d’arte, senza distinzioni, consegnandoci i cupi arredamenti e le tristi superfici a finto legno che tutti conosciamo.

Anche per le dorature, tutte rifatte con “porporina” nell’ultima grande manomissione di inizio secolo, è stata decisa la completa ricostruzione ad oro zecchino a foglia. Durante la pulitura sono state ritrovate tracce dell’antica gessatura. La stesura della porporina, senza la preparazione a gesso, ha reso indispensabile un’accurata pulizia di tutte le superfici; il loro consolidamento con resina acrilica ha poi garantito un buon ancoraggio del gesso a supporto.

Un difficile compito

Nei lavori di restauro della farmacia non sempre è stato facile armonizzare ciò che era chiaramente riconducibile alla sua forma originale e per questo ricostruito, con quelle trasformazioni che, essendo entrate così in profondità nella storia dell’arredo ne sono diventate una parte integrante. L’ottimo rapporto stabilito con la proprietà ed il generale clima di fiducia ci ha permesso di portare a termine questo difficile compito ponendo sempre come priorità il rispetto dei caratteri originari dell’arredo. Questa sinergia ha dato i suoi frutti: l’Antica Farmacia Mongardi riaperta al pubblico ne sarà testimone.

Categoria: Restauro Opere d' Arte. Aggiungi il permalink ai preferiti.

I commenti sono chiusi.